di Roberto Bartolini
Spesso si scaricano su Bruxelles complessità burocratiche, amministrative ed informatiche che in realtà derivano solo dall’attuazione nazionale.
Molta parte della normativa italiana è iperburocratica, con vincoli assurdi, in particolare sugli ecoschemi.
Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia, in un editoriale di Terra e Vita, punta il dito su norme complicatissime che si è inventata l’Italia e che mettono ogni anno in seria difficoltà agricoltori e tecnici.
L’Ecoschema 1 non funziona e non viene utilizzato
Frascarelli porta l’esempio dell’Ecoschema 1 per la zootecnia con norme che sono cambiate ben otto volte in corso d’opera e che dopo 4 anni dall’entrata in vigore non funzionano, non sono conosciute dagli allevatori, creano enormi incertezze, ritardi e mancata corresponsione del sostegno.
Ecoschema 4: un rompicapo assurdo
Un altro esempio di come l’iperburocrazia italiana abbia toccato il livello più assurdo è rappresentato dall’Ecoschema 4 ( avvicendamento biennale): per colture le foraggere vige il divieto di utilizzo dei prodotti fitosanitari, ma rientrano nelle depauperanti; diversa situazione per leguminose, che rientrano nelle miglioratrici, ma c’è il divieto di utilizzo dei prodotti fitosanitari. Ancora diversa la situazione per le colture depauperanti, per le quali non c’è nessun divieto di utilizzo dei prodotti fitosanitari.
Il caso del meggese
Il maggese ( terreno a riposo) non è una coltura miglioratrice però se l’agricoltore lo pratica per due anni consecutivi, allora diventa miglioratrice ipso facto.
E tutta questa complicazione per 60 euro/ha!
Nessun agricoltore è in grado di conoscere esattamente tutte le norme dell’Ecoschema 4 e nessun tecnico è in grado di spiegarle compiutamente.
Appello alla buona volontà dei funzionari ministeriali
Lo snellimento delle norme e delle procedure in ambito nazionale e regionale è un percorso praticabile con un po' di buona volontà dei funzionari ministeriali e porterebbe vantaggi a tutti sia alle amministrazioni sia agli agricoltori senza ridurre l’ambizione ambientale, senza limitare la corretta gestione dei fondi pubblici.




