di Roberto Bartolini
La semina su sodo si è diffusa in questi anni con ottimi risultati soprattutto sui cereali vernini e sulle colture di secondo raccolto, consentendo un notevole risparmio sui costi ed anche una tempestività di intervento , particolarmente importante quando le finestre utili di lavoro sono alquanto ristrette.
Per quanto riguarda la seminatrice da sodo Marco Benetti, agronomo specializzato nell’agricoltura conservativa, sottolinea l’importanza di considerare bene la tipologia degli organi assolcatori in funzione della quantità e delle dimensioni dei residui colturali presenti sul terreno.
Assolcatori a disco
Le seminatrici con assolcatori a disco riescono a gestire molto bene quantità importanti di residui soprattutto lunghi e vincolati a terra.
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Foto 1 Seminatrice da sodo dotata di assolcatori a disco
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Foto 2 Particolare dei dischi di semina
La semina su paglia trinciata dopo il passaggio della mietitrebbia crea invece una situazione, osserva Benetti, svantaggiosa per queste macchine con assolcatore a dischi che tendono ad infilare nel solco di semina il residuo colturale limitando così il contatto tra seme e terreno e quindi con il rischio di fallimento delle emergenze delle colture.
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Foto 3 Seminatrice con assolcatore ad ancora
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Foto 4 Particolare dell’ancora
Assolcatori ad ancora
La seminatrice da sodo con assolcatore ad ancora lavora molto bene sui residui corti e trinciati.
Infatti non sussiste nessun problema di inserimento del residuo nel solco di semina perché l’ancora sposta il residuo dall’area interessata dal lavoro dell’assolcatore.
Risulta molto importante regolare le mietitrebbie in modo che distribuiscano paglia e pula in modo omogeneo, sfalsare la traiettoria di semina in modo da limitare la concentrazione del residuo su pochi elementi di lavoro e lavorare nelle ore più calde in cui il residuo scorre via fluido.




