di Roberto Bartolini
Sino a 15 anni fa il mais godeva di un aiuto accoppiato della PAC che ne sosteneva la competitività.
Venuta meno questa misura, la redditività si è abbassata e di conseguenza la superficie a mais da granella in 18 anni si è dimezzata.
Il problema, sottolinea Amedeo Reyneri dell’Università di Torino non sta nel prezzo, ma in altri due aspetti.
Competizione dei biodigestori e clima infuocato
Primo: la forte competizione esercitata dagli impieghi nei biodigestori e biogas che richiedono grandi volumi di mais da trinciato che erode la superficie destinata alla granella.
Secondo: l’andamento meteo con precipitazioni irregolari e altissime temperature.
Turni irrigui da rimodulare
Quest’anno si prevedono cali di rese molti elevati: il mais in coltura asciutta è perduto, ma anche nei bacini irrigui non mancano i problemi e i danni fisiologici sono ben evidenti.
Infatti i turni irrigui convenzionali sono risultati troppo distanti tra loro, mandando le piante in stress idrico e le temperature estremamente elevate già nel mese di giugno hanno colpito il mais in un fase del suo ciclo molto delicata.
Questo anticipo termico ha vanificato persino l’efficacia degli ibridi precoci causando aborti fiorali e pessima granigione. In molte aree ci troviamo di fronte a piante esteticamente vigorose ma con spighe vuote.
E l’allerta per la diffusione delle aflatossine è altissima.
Come difendersi dalle temperature estreme?
Occorrerà certamente rivedere l’organizzazione dei consorzi irrigui e dei turni, proporre nuovi invasi per garantire la disponibilità irrigua ed adottare tecniche di distribuzione in campo ad alta efficienza. Tutte cose che implicano ingenti risorse da mettere in campo.
Un Piano per salvare il mais da granella
La crisi attuale che investe il mais non è passeggera ma strutturale, afferma Cesare Soldi presidente dell’Associazione Italiana Maiscoltori. Il comparto richiede una visione dedicata e per questo il Ministero ha deciso di varare un Piano Mais per cercare di invertire la progressiva perdita di superficie a mais da granella.
A nostro avviso il Piano Mais deve articolarsi in quattro priorità:
- Potenziamento dei contratti di filiera eliminando il vincolo del regime de minimis (soglia massima dei 50 ettari e l’obbligo della superficie incrementale).
- Introduzione di un sostegno accoppiato specifico per il mais da granella che potrebbe essere vincolato alla sottoscrizione di un contratto di filiera
- Istituzione di un Fondo di Filiera Dop per gli agricoltori che destinano le proprie produzioni ad alimentare le grandi filiere zootecniche delle eccellenze italiane.
- Puntare sulle nuove tecniche genomiche TEA per aumentare la resistenza genetica delle piante di mais agli stress termici ed idrici.
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